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LUZZATI FACTORY

SPERIMENTAZIONI
ANNI 40-50
Fino al 23 febbraio 2014

  

 

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<<Quando lavoravo con la ceramica gli altri ceramisti mi consideravano uno scenografo, quando invece facevo le scene mi si considerava un ceramista. Poi illustravo i libri, poi ci sono
stati i cartoni animati, e ogni
volta mi mettevano nell'altro mestiere>> 

Emanuele Luzzati              

     

Come si costruisce un artista? Quali sono le tappe e i percorsi che vanno ad alimentare la sua vena creativa fino a farlo diventare tale? la mostra LUZZATI FACTORY SPERIMENTAZIONI ANNI ’40 – ’50 al Museo Luzzati di Genova  dal 19 novembre 2013 al 23 febbraio  2014 ripercorre i primi venti anni del cammino artistico di Emanuele Luzzati alla ricerca delle sue sperimentazioni giovanili su tecniche, temi, stili.

In mostra bozzetti, figurini, progetti, disegni per opere teatrali, ad esempio quelli per il Peer Gynt del 1950 in cui recitò Vittorio  Gassman, illustrazioni per libri come i disegni e le acqueforti per il suo primissimo lavoro in questo campo, il Candide di Voltaire; opere di grafica tra cui un divertente pannello di pubblicità per una birra: solo per avere un’idea della raccolta di pezzi che fanno scoprire aspetti a dir poco sorprendenti del maestro genovese.

Associare la parola Factory, il famoso studio di Andy Warhol, al nome di Luzzati può infatti stupire. Ma l’immaginario a cui ci si riferisce non è poi così distante:  non si tratta tanto di  una filosofia di vita,  quanto di una concezione dell’arte in toto che ha accomunato i due artisti e li ha portati a sperimentare in ambiti artistici diversi e a mescolare le esperienze.


Per informazioni, immagini e preventivi scrivere a catalogazione@museoluzzati.it


 

 

 

 

   

Un inedito Luzzati Pop? Non proprio ma quasi, così come testimonia Luzzati stesso in riferimento allo spettacolo Il Rinoceronte, rappresentato a Napoli al Teatro Mercadante nel 1961 con la regia di Franco Enriquez: Il linguaggio di Ionesco non è che un collage di frasi comuni, parole banali, usuali. Quindi gli elementi scenici del Rinoceronte non potevano essere che impasti di oggetti usati, vecchi, familiari, di pezzi di carta, di manifesti strappati, di lettere, ferri arrugginiti, ma già vissuti (...) Si poteva parlare di Pop Art? Non credo. Però qualcosa di simile era già nell'aria.

Del resto persino Edoardo Sanguineti ha intravisto un filone pop in Luzzati  in riferimento allo spettacolo “La donna serpente”: (...) una specie di pop-art Settecento dove il pop torna proprio a far popolare-popolare. E perfino nazional - popolare, con le maschere improvvisanti, i mondi alla rovescia, le carnevalizzazioni a catena, le metamorfosi e le contrometamorfosi e così avanti per un pezzo. Con pop e con Propp se vogliamo. (Pop Settecentesco, in L'Unità , 22 aprile, 1979)


 

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