EMANUELE LUZZATI                                                                                                

                                   

                                                                            

     

Noto soprattutto come scenografo e illustratore, Emanuele Luzzati è stato maestro in ogni campo dell'arte applicata.

Nato a Genova nel 1921, nel 1940 è costretto ad abbandonare la sua città a causa delle leggi razziali. Trasferitosi a Losanna, studia e si diploma all’Ecole des Beaux Arts.

Nel corso della sua carriera realizza più di cinquecento scenografie per Prosa, Lirica e Danza nei principali teatri italiani e stranieri, illustra e scrive diversi libri dedicati all’infanzia, esegue svariati pannelli, sbalzi ed arazzi collaborando con architetti per arredi navali e locali pubblici. Da ricordare le sue collaborazioni con il London Festival Ballet, con il Glyndebourne Festival, con la Chicago Opera House e con la Staatsoper di Vienna.

Nel 1945 torna in Italia dove ripropone a Genova al Teatro Augustus e a Milano al Teatro Litta il suo primo allestimento svizzero. Due anni dopo, su testo di Fersen, va in scena Lea Lebowitz con maschere, scene e costumi. Lo spettacolo ottiene ampi riconoscimenti che gli aprono le porte del teatro ufficiale.

Nel 1950 Gassman lo chiama per disegnare le maschere e i costumi per Peer Gynt di Henrik Ibsen, mentre con l’architetto Pulitzer inizia l’attività di progettazione di arazzi e tessuti presso la ditta M.I.T.A. di Nervi. Seguiranno numerosissime realizzazioni per le navi: Andrea Doria, Marco Polo, Ausonia, Leonardo da Vinci, Michelangelo, in collaborazione con gli architetti Pulitzer e Zoncada.

Nove anni più tardi con Il Cordovano di Goffredo Petrassi realizza la prima opera per il Teatro della Scala di Milano. Nello stesso anno realizza con Gianini la Tarantella di Pulcinella, pubblicità inedita per la Barilla.

Nel 1960 collabora con Aldo Trionfo alla Borsa di Arlecchino, dove conosce Paolo Poli, Claudia Lawrence, Marco Parodi e Giancarlo Bignardi.

Nel 1961 fonda insieme a Franco Enriquez, Glauco Mauri e Valeria Moriconi la Compagnia dei Quattro, primo spettacolo fu Il rinoceronte di Eugène Ionesco. Mentre con il Don Giovanni involontario firma la sua prima scena per Gianfranco De Bosio.

Nel 1972 espone alla Biennale di Venezia nella sezione Grafica Sperimentale.

Con Tonino Conte e Aldo Trionfo fonda a Genova, nel 1976, il Teatro della Tosse riprendendo lo spettacolo Ubu re di Jarry.

Dal 1981 al 1984 una sua mostra, intitolata Il sipario magico di Emanuele Luzzati, allestita dall’Università di Roma a cura di Mara Fazio e Silvia Carandini, gira in Italia e all’estero.

Illustra nel 1988 Le fiabe scelte dei fratelli Grimm per le Edizioni Olivetti, sua opera grafica più compiuta.

Nel marzo del 1990 si inaugurano a Reggio Emilia, Cavriago, Sant’Ilario e Montecchio quattro sezioni di una grande mostra dedicata all’opera complessiva di Luzzati.

Avendo ottenuto due nomination all’Oscar per i suoi film d’animazione La gazza ladra e Pulcinella viene nominato membro dell’AGI (Alliance Graphique Internationale) e dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences.

Nello stesso anno realizza i bozzetti per le scenografie dello spettacolo teatrale Il coturno e la ciabatta, tratto dal testo di Alberto Savinio per la regia di Paolo Poli. Il sodalizio tra l’artista e il regista si rinnoverà per altri numerosi spettacoli, tra cui La leggenda di San Gregorio (1992–1993), la divertente rilettura de L’asino d’oro tratto da Apuleio (1995-1997) e nel 1997 con i Viaggi di Gulliver.

Nel 1992 gli viene conferita dall’Università di Genova, sua città, la laurea honoris causa in Architettura. L’anno dopo viene allestita la mostra Emanuele Luzzati Scenografo, presso il Centre Georges Pompidou di Parigi a cura dell’Unione dei Teatri d’Europa. L’evento verrà ripreso poi a Roma, Firenze, Bellinzona, Milano, Genova, dove la mostra viene arricchita con un’ampia sezione dedicata all’illustrazione, e Salonicco.

Nel 1995 riceve il Premio Ubu per la scenografia del Pinocchio prodotto dal Teatro della Tosse di Genova di cui, insieme a Tonino Conte e Aldo Trionfo è stato fondatore e direttore artistico.

Nel 1998 progetta un parco giochi per bambini per il Comune di Santa Margherita Ligure, ispirato al Flauto Magico di Mozart. Nella casa natale di Mozart a Salisburgo, viene presentata la mostra I Mozart di Luzzati.

Nel 2000 sono allestite le mostre Emanuele Luzzati. Viaggio nel Mondo Ebraico al Palazzo della Triennale di Milano e Luzzati-Rodari al Palazzo delle Esposizioni a Roma.

Per le Edizioni Laterza esce il volume di Rita Cirio e Emanuele Luzzati Dipingere il teatro un’intervista su sessant’anni di scene, costumi, incontri.

Nello stesso anno con la mostra I Mozart di Luzzati, viene inaugurato a Genova il suo museo permanente a Porta Siberia (Area Porto Antico).

Seguiranno, fino ad oggi, le mostre tematiche Luzzati incontra Rossini 1960-2001, La fiaba, La grafica teatrale, Luzzati e le Ombre, Emanuele Luzzati. Genova di tutta la vita, L’Opera lirica del ‘900, Viaggio nel mondo ebraico, Luzzati e Rodari. I segni della fantasia, Le navi di Luzzati, Calvino e Luzzati. Fiabe e città.

È nominato dal Presidente Ciampi “Grande Ufficiale della Repubblica”.

Nel 2002 crea le scene per Il Flauto Magico di Mozart allestito al Teatro dell’Opera di Genova.

Nel 2004 disegna, per il Corriere della Sera, le illustrazioni dei Cantici della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Dopo i costumi del Don Chisciotte, regia di Scaparro, le scene de Il Campiello di Goldoni e quelle del balletto Lo Schiaccianoci di Ciaikovskij per la coreografia di Amedeo Amodio, realizza nel 2006 la scenografia di Hansel e Gretel di Humperdinck per l’Opera Theatre di Saint Louis.

A 86 anni, muore a Genova il 26 gennaio 2007, nella casa dove ha abitato tutta la vita.

Luzzati è interprete di una cultura figurativa abile e colta, capace di usare con maestria ogni sorta di materiale: dalla terracotta allo smalto, dall’intreccio di lane per arazzi all’incisione su supporti diversi, ai collage di carte e tessuti composti per costruire bozzetti di scene, di costumi, di allestimenti navali.

La ricchezza del suo mondo fantastico, l’immediatezza ed espressività del suo stile personalissimo, ne hanno fatto uno degli artisti più amati ed ammirati del nostro tempo.

       

La mia infanzia è stata assai felice: mi piaceva inventare storie, disegnare, pasticciare con carta, colori e burattini. Quando raggiunsi i sette anni, è nata una sorellina, cioè lo spettatore ideale per i miei teatrini, per le mie favole, per le mie rappresentazioni. Spesso i miei mi portavano a teatro a vedere le “opere”, che immancabilmente io rifacevo con scene e burattini e così le riproponevo a mia sorella che si beveva tutto, incantata. In tal modo ho continuato per parecchi anni con l’interruzione di un lustro in cui sono dovuto scappare in Svizzera per via delle leggi razziali (la mia famiglia è ebrea) e dove, a Losanna, ho frequentato una scuola di arti applicate.

Quando sono tornato in Italia ho continuato da professionista a fare le stesse cose che facevo da bambino: mi sono buttato nel teatro per cui ho creato fino ad oggi le scene e i costumi per circa trecento spettacoli; ho raccontato favole in vari modi sia come illustratore sia come narratore; ho plasmato una infinità di personaggi in ceramica e ho fatto pannelli murali che raccontavano storie di paladini e di eroi antichi; e poi con Giulio Gianini, operatore e tecnico cinematografico, abbiamo incominciato a raccontare storie anche col cinema d’animazione, che è forse la forma più completa di racconto in cui tutto si può creare dall’inizio alla fine: dall’inventare una storia, sceneggiarla, creare i personaggi, gli ambienti, adattarle la musica... Devo però ammettere che tutte queste mie attività sono intercambiabili e integrative l’una all’altra. In fondo non faccio che raccontare sempre le stesse storie; cambia solo il mezzo di espressione.

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